Restituire una prospettiva ai giovani per contrastare il disagio sociale

Restituire una prospettiva ai giovani per contrastare il disagio sociale
Crediti: Pexels (cottonbro)

Introdurre una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del reato, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto, e costruire una rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie. Gli ultimi interventi normativi in materia di sicurezza e minori si muovono fra stretta securitaria e potenziamento della prevenzione del disagio giovanile e del sostegno alle famiglie. I casi di cronaca più rilevanti, che spesso portano al battage politico, fanno luce su fenomeni di marginalità e malessere che chi lavora a stretto contatto con i più giovani conosce da tempo.

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Fondazione Asilo Mariuccia, dare un futuro ai giovani

«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una profonda trasformazione delle vulnerabilità giovanili e col nostro lavoro, che sì fa leva sulle comunità di accoglienza – residenziali ed educative – ma che si apre anche al territorio, abbiamo un osservatorio privilegiato sul disagio che i ragazzi vivono e che non è necessariamente legato a situazioni pregiudizievoli», spiega Emidio Musacchio, responsabile del polo educativo di Porto Valtravaglia della Fondazione Asilo Mariuccia. «Incontriamo ogni giorno giovani che faticano a immaginarsi un futuro, che mostrano grosse fragilità emotive, di frequente sperimentano sentimenti di solitudine e non riescono a costruire relazioni sane. Si sentono così persi da non riuscire a valorizzare le proprie capacità, hanno storie personali spesso complesse e finiscono per scivolare in una forte disconnessione dai contesti educativi e lavorativi».

Un quadro che prova «che il disagio non è solo individuale ma riflette cambiamenti sociali molto più ampi, richiamando la necessità di rafforzare le reti educative con le comunità locali e aumentare la partecipazione».

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Partecipazione e riscoperta del proprio valore sono le direzioni a cui tendono i progetti della Fondazione, che operano su più livelli: da un lato quello delle comunità educative e degli “appartamenti per l’autonomia” che accolgono minori e giovani fragili con percorsi di crescita ad hoc, dall’altro quello delle iniziative territoriali che agiscono su prevenzione e inclusione sociale, con un’attenzione ai ragazzi a rischio dispersione scolastica e lavorativa.

«I nostri progetti partono dalla convinzione che il contrasto al disagio passa da opportunità reali, occasioni per acquisire competenze, sviluppare rapporti positivi, ritrovare la fiducia in sé stessi», chiosa Musacchio. «È il caso, ad esempio, di Coltivare inclusione che, realizzato col sostegno di Fondazione Cariplo e della Fondazione comunitaria del Varesotto, attraverso la dimensione del fare mutuata dal nostro Laboratorio di educazione al lavoro aiuta i ragazzi a canalizzare il magma emotivo che portano dentro e a orientare il proprio futuro. Tramite attività di florovivaismo, orticoltura, castanicoltura e agricoltura sociale, il lavoro con le piante e la cura degli spazi li aiutano a responsabilizzarsi e a sperimentare il lavoro di squadra». Non è solo formarsi e imparare un mestiere ma proiettarsi verso quello che verrà con spalle forti.

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