«La valigia fantasma», le detenute della Giudecca calcano la passerella con gli abiti che hanno …

«La valigia fantasma», le detenute della Giudecca calcano la passerella con gli abiti che hanno ...
Uno dei vestiti realizzati dalle detenute della Casa di reclusione femminile della Giudecca

La libertà, a volte, si nasconde tra le pieghe di un abito. Nel rumore di una macchina da cucire accesa che rinforza lo sbuffo di una manica e l’orlo di un pantalone. O nell’opportunità di mostrare, su una passerella vera, un capo che fino a poco tempo prima era solo cartamodelli e stoffa. Lo sanno bene le detenute della Casa di reclusione femminile della Giudecca (Venezia) che, grazie a Banco Lotto N°10 – il laboratorio professionale di moda etica nato all’interno del carcere e dal 2003 gestito dalla cooperativa sociale Il Cerchio – hanno la possibilità di accumulare competenze, partecipare attivamente al processo produttivo e coltivare un talento da cui ripartire.

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Una chance che si fa ancora più concreta in occasione delle sfilate che da anni la Giudecca mette in piedi per mostrare al pubblico le creazioni nate tra le pareti della sua sartoria e i frutti di un lavoro che non è mai solo lavoro manuale. Quella di quest’anno, però, ha un valore aggiunto: il 10 settembre, infatti, si sfila nel cortile dell’istituto penitenziario e a fare da modelle non saranno – come in passato – indossatrici professioniste, ma le detenute che, quegli abiti, li hanno creati da zero.

Tra scommessa e responsabilità

Voluta e organizzata dall’attuale direttrice dell’istituto penitenziario, Maurizia Campobasso, nella cornice delle iniziative collaterali agli eventi del cartellone dell’83esima Mostra internazionale del cinema di Venezia, «La valigia fantasma» nasconde, già nel titolo, il senso dell’evento. E anzi del progetto avviato ormai una ventina di anni fa, che vede nella formazione sartoriale e in un lavoro retribuito le leve per un reinserimento efficace e le premesse di un futuro ancora possibile. A partire da una valigia da riempire di esperienze, di mestiere e di vita.

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Se, da un lato, infatti, la scelta di mettere al centro del defilé le detenute diventa una scommessa ambiziosa, dall’altro non può che essere un altro, fondamentale tassello di un percorso di responsabilizzazione che, più che muoversi in direzione ostile o punitiva, cerca di imprimere un orientamento quanto possibile costruttivo. Offrendo una missione, strade da percorrere e obiettivi da mettere a segno. Per fare in modo da mettere anche competenze lavorative, solidità e fiducia in sé stesse, nella valigia che le detenute si porteranno via uscendo dal carcere per tornare alla vita normale.

«La valigia fantasma», le detenute della Giudecca calcano la passerella con gli abiti che hanno ...

Alcuni dei vestiti realizzati dalle detenute del carcere femminile della Giudecca

Il pop-up

Ma non è tutto: dal 4 settembre fino al 12 settembre e sempre nella cornice della kermesse cinematografica (proprio al Lido di Venezia e poco lontano dal Palazzo del cinema, in Lungomare Marconi 32), infatti, è stato allestito anche un pop-up dedicato all’esposizione (e alla vendita) della collezione «Una per una», una linea di 30 capi dalle linee eleganti e dai colori vivi creati a partire da pregiati tessuti naturali, sotto la direzione creativa di Margherita Uliano. E sempre confezionati dalle detenute che hanno partecipato ai laboratori di Banco Lotto N°10. Un punto di raccordo tra fuori e dentro: con lo shopping, infatti, la cittadinanza potrà sostenere i percorsi formativi, l’acquisto dei materiali e i progetti educativi promossi dalla cooperativa Il Cerchio.

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