Il richiamo all’ambiente in pubblicità è legittimo se c’è un riscontro oggettivo

Il richiamo all’ambiente in pubblicità è legittimo se c’è un riscontro oggettivo
In una foto d'archivio una caraffa riempita d'acqua di rubinetto, 7 agosto 2021. ANSA/ NIC BOTHMA EPA

La pubblicità che mette in evidenza i benefici ambientali dell’acqua del rubinetto rispetto a quella imbottigliata non è, di per sé, greenwashing. Lo afferma la Corte di cassazione con l’ordinanza 18269 del 6 giugno 2026, accogliendo la tesi dell’impresa controricorrente che produce rubinetteria (Grohe Spa) e destinata a diventare un punto di riferimento nel contenzioso sui cosiddetti “green claims”, cioè i messaggi pubblicitari che richiamano sostenibilità, tutela dell’ambiente e riduzione dell’impatto ecologico.

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Invece, secondo la Federazione ricorrente (Mineracqua – Federazione italiana delle industrie delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente) quei messaggi costituivano un classico caso di greenwashing: claims ambientali generici, suggestivi e privi di adeguato supporto scientifico, capaci di indurre il consumatore a ritenere ambientalmente preferibile il prodotto senza una reale dimostrazione delle affermazioni utilizzate.

La posizione della Cassazione

La Cassazione, invece, ha osservato che il messaggio pubblicitario non attribuisce al prodotto qualità ambientali inesistenti, ma valorizza un dato obiettivo: utilizzare acqua di rete idrica attraverso un sistema domestico riduce il consumo di bottiglie di plastica e, conseguentemente, l’impatto ambientale connesso alla loro produzione, distribuzione, raccolta e riciclo.

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L’ordinanza richiama anche il contesto normativo e istituzionale, ricordando come lo stesso legislatore abbia incentivato la diffusione dei sistemi domestici di trattamento dell’acqua attraverso specifiche agevolazioni fiscali introdotte proprio per favorire la riduzione della plastica monouso. Allo stesso modo, numerose campagne pubbliche promuovono il consumo di acqua del rubinetto quale strumento di sostenibilità ambientale.

In questo quadro, secondo la Suprema Corte, il riferimento al minor utilizzo di plastica non rappresenta un’affermazione ingannevole né un’illecita denigrazione del comparto delle acque minerali, ma la legittima sottolineatura di un vantaggio realmente esistente.

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